Nella Ferrara del Seicento si aggira un assassino di donne che sembra spostarsi tra il mondo onirico e la realtà, lasciando dietro di sé solo un profumo di fiori. Per fermarlo ci vuole qualcuno che non sia facile preda della suggestione e dell&rsquo inganno. Qualcuno in possesso di una razionalità ferrea. L&rsquo orgoglio intellettuale ha sempre procurato problemi a fra&rsquo Girolamo Svampa, fin dai tempi in cui viveva a Roma. E le cose non sono migliorate nell&rsquo ex capitale estense, dove da poco è stato nominato inquisitore generale. Il suo carattere scontroso, incapace di empatia, non accenna a addolcirsi nemmeno davanti alla richiesta d&rsquo aiuto di una giovane aristocratica, che giura di essere stata posseduta carnalmente da un &ldquo incubus&rdquo . Liquidare la ragazza senza troppi riguardi si rivela però un grave errore. Proprio mentre i suoi nemici ordiscono contro di lui trame ogni volta più pericolose, lo Svampa deve far fronte a delitti che paiono legati a cause sovrannaturali. Ad affrontare insieme a lui queste acque inquiete ci sono la splendida Margherita Basile, amante, artista, spia, Cagnolo Alfieri, coraggioso uomo d&rsquo armi, e padre Francesco Capiferro, confratello dalla prodigiosa cultura. Anche se nemmeno degli amici bisogna mai fidarsi troppo. «Abituato sin dall&rsquo infanzia a isolarsi nelle proprie meditazioni, l&rsquo inquisitore si accorse all&rsquo improvviso che il canto era cessato. E ripensò all&rsquo angelo di pietra. La prospettiva di ritrovarselo di fronte gli risultò così sgradevole da infondergli il desiderio di ritornare al piano inferiore per rifugiarsi altrove. Ma dove?, si domandò in un crescendo di malanimo. La navata maggiore, il chiostro, il refettorio e qualsiasi altro ambiente del convento, in quell&rsquo ora della giornata, ospitavano gruppetti di confratelli intenti a pettegolare alla stregua di comari in attesa della cena per poi andare a dormire. Persino la biblioteca delle Crocette l&rsquo avrebbe esposto al rischio d&rsquo imbattersi in qualche scocciatore. Gli avrebbero forse offerto maggior quiete le prigioni, rise dentro di sé fra&rsquo Girolamo. Infine, rassegnato, raggiunse lo studiolo e richiuse la porta alle proprie spalle, sedendo davanti all&rsquo intruso. &ldquo Ruax&rdquo , l&rsquo angelo vorace».