Sotto la penna di Michèle Saquin, conservatrice alla Bibliothèque nationale de France, scopriamo che i «gatti di biblioteca» passeggiano a centinaia sulle pagine dei libri, si rincorrono sui margini dei manoscritti medievali, si accucciano tra l&rsquo Adamo ed Eva di Dürer o fanno capolino dalla miniatura dell&rsquo arca di Noè. Selvatici o domestici che siano finiscono tutti nelle classificazioni di naturalisti come Buffon, che li detesta, o glorificati nei trattati di Moncrif e Champfleury, che li adorano. Candidi o lascivi posano per Callot, Hiroshige, Utamaro, Steinlen o Manet, Bonnard, Dufy, Picasso. Incarnano ogni sorta di ambiguità semantica grazie a Boucher, Toulouse- Lautrec, Foujita o Jules Chéret, e i loro «occhi belli misti d&rsquo agata e metallo», celebrati da Baudelaire, si fissano per l&rsquo eternità nell&rsquo obiettivo dei fotografi. Sorridenti secondo Grandville, o con gli stivali per Gustave Doré, spesso caustici e quasi mai innocenti, i gatti popolano le favole: da Esopo ai cantastorie persiani, da La Fontaine a Collodi, fino a guadagnarsi un posto nel panteon delle muse, condividendo l&rsquo intimità di poeti e scrittori come Montaigne, Hoffmann, Carroll, Hugo, Lear, Colette, Eliot, Kipling, Neruda... Pierre Rosenberg, che ha celebrato i felini del Louvre nel Gatto nell&rsquo arte del 1987, rende qui omaggio con la sua prefazione ai «gatti di carta» di una delle più grandi biblioteche al mondo. Dopo il grande successo della prima edizione, torna finalmente in libreria Gatti di biblioteca in una veste rinnovata.