Il diario di viaggio della giovane fotografa Nadezhda Kireyeva attraverso Botswana, Kenya, Namibia, Sud Africa, Zambia, Zimbabwe e Tanzania celebra i comportamenti ciclici della sopravvivenza animale, alternando paesaggi romantici, splendidi ritratti degli abitanti della savana e scene tragiche di caccia. Sullo sfondo di un&rsquo Africa incontaminata e multiforme, l&rsquo osservatore è chiamato a immergersi in queste rappresentazioni dell&rsquo universo dei predatori, sempre in bilico tra lo schierarsi dalla parte della vittima o quella del carnefice. Nella libertà di interpretazione lasciata al lettore si apre la possibilità di un&rsquo alternativa inedita al modo consueto di guardare la fotografia naturalistica. Leoni, tigri, iene, pantere, ghepardi, ippopotami, ma anche giraffe, zebre e gazzelle compongono un abbecedario sull&rsquo imprevedibilità delle interazioni selvatiche, ma anche un&rsquo unione eccitante di colori, texture, pose plastiche, tattiche predatorie, rituali e attimi di pacifica convivenza. È possibile allora pensare a Nadezhda come a una esploratrice di frontiere iconografiche, poiché la sua opera non rientra in una precisa categoria stilistica.