Anarchia, stato e utopia è l&rsquo opera più celebre di Robert Nozick, tra le voci più autorevoli del pensiero filosofico-economico degli ultimi cinquant&rsquo anni: un classico contemporaneo sui limiti dell&rsquo intervento dello stato nei confronti dell&rsquo individuo, che dal 1974 continua a interrogarci. Se lo stato non esistesse, sarebbe necessario inventarlo? O sarebbe forse meglio se non ci fosse affatto? È da queste domande che prende l'abbrivio l&rsquo analisi di Nozick, che, nel rifiutare sia una visione anarchica dei rapporti sociali sia una in cui l&rsquo ingerenza statale è massima, rivendica una terza via per regolamentare i rapporti tra individuo e collettività: lo «stato minimo», le cui funzioni siano limitate alla difesa dei singoli esclusivamente attraverso la tutela dalla violenza, dal furto e dalla frode. Un&rsquo ottica radicalmente individualista, in cui ognuno è l&rsquo unico responsabile della propria vita, al punto da rigettare ogni forma di paternalismo. Con un&rsquo argomentazione chiara e incalzante, Nozick ci invita a riflettere sul significato effettivo del nostro senso di appartenenza allo stato e sull&rsquo importanza dei nostri diritti individuali: siamo sicuri che strumenti come la ridistribuzione del reddito generino benessere per tutti? E d&rsquo altronde fino a che punto siamo disposti a ignorare i bisogni e le sofferenze altrui in nome della nostra libertà? Un&rsquo opera visionaria, che ci spinge a mettere in discussione ogni giorno i confini civili che diamo per scontati, le nostre ipocrisie e, infine, l&rsquo essenza stessa del nostro vivere comune.