Messico, Cambogia, Marocco, Bangkok: i veri protagonisti di Osborne sono i luoghi dei suoi romanzi. I personaggi sanno sempre dove sono meno chiaro, ai loro stessi occhi, è chi sono: questa la scintilla che innesca il racconto. Java Road ci porta a Hong Kong, nel torbido clima di una società in crisi, di un regime in bilico: le proteste studentesche infiammano le strade, i ricchi si accingono a riparare all&rsquo estero e gli stranieri non sono più visti di buon occhio. Adrian Gyle è un oscuro giornalista inglese di mezza età che vive lì da oltre vent&rsquo anni, ma che per la gente del posto continua a essere un gwai lo, un «fantasma bianco». Tra le sue scarse frequentazioni, l&rsquo ex compagno di università Jimmy Tang, un cinico miliardario che sguazza nell&rsquo alta società di Hong Kong come un pesce nell&rsquo acqua e che un giorno gli presenta la sua ultima fiamma, una studentessa di buona famiglia coinvolta nei tumulti. Se ingolosisce i paparazzi, la loro relazione preoccupa il clan Tang, tanto per i suoi risvolti politici quanto per il rischio di scandali: e quando la ragazza scomparirà nel nulla, sarà Adrian a condurre un&rsquo indagine in proprio &ndash un&rsquo indagine che, forse, non è mossa solo dal desiderio di scoprire la verità. Sebbene le sue storie ci facciano girare il mondo, Osborne finisce per guidarci sempre nel posto che gli è più congeniale: la zona grigia al confine tra realtà e illusione, quella dove «cammini per strada nel sole di mezzogiorno e a un tratto ti accorgi che sul marciapiede la tua ombra non c&rsquo è».