Vincitore del Premio Strega europeo 2026. Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Silvia Labayru fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All&rsquo epoca Labayru aveva vent&rsquo anni ed era una militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista. Fu rimessa in libertà nel giugno del &rsquo 78 e, sull&rsquo aereo diretto a Madrid, pensò che l&rsquo inferno fosse finito. Ma così non era. Ad aspettarla c&rsquo era il sospetto dei compatrioti in esilio: com&rsquo era possibile che fosse sopravvissuta e che avesse ancora con sé la bambina? Su di lei giravano voci di ogni genere: giovane, bella, bionda, viva &ndash fra migliaia di desaparecidos &ndash , fu accusata di aver tradito e di aver collaborato con i suoi aguzzini. Nel ripudio generale, riuscì a poco a poco a rifarsi una vita accanto agli amici rimasti. Nel 2018, complice un messaggio ricevuto da un uomo del passato, Labayru è tornata in Argentina, dove ha poi denunciato gli abusi sessuali subiti in cattività. Così la giornalista Leila Guerriero ha scoperto il suo caso e ha trascorso oltre due anni a intervistare Silvia e tutte le persone coinvolte per raccontare la storia del suo rapimento e della chiamata al padre che, per caso, un giorno di marzo del 1977, le ha salvato la vita. Questo libro è il vivido ritratto di una donna dalla storia complessa, in cui si mescolano l&rsquo amore, il sesso, la violenza, la bellezza, l&rsquo ironia, i figli, i genitori, l&rsquo infedeltà, la politica, gli amici, e tutto ciò che &ndash nel bene e nel male &ndash ci rende umani.