La lirica 'ci' è uno dei generi più apprezzati della poesia cinese tradizionale, essendo, peraltro, strettamente associata alle dimensioni private dell&rsquo amore e del sentimento. Sviluppatasi sotto la dinastia Tang (618-907) dall&rsquo interazione tra l&rsquo élite dei funzionari-letterati che amministravano l&rsquo impero e le cortigiane che ne popolavano i quartieri del piacere, questa forma poetica cantata conobbe la sua massima fioritura in epoca Song (960- 1279), quando vissero gli autori presentati qui in traduzione italiana. I loro versi, preceduti da un&rsquo ampia introduzione di carattere storico-letterario, restituiscono un mirabile affresco di un mondo lontano, ma si rivelano straordinariamente familiari per la capacità di toccare alcuni motivi universali dell&rsquo esperienza umana. Nella storia della letteratura cinese, la dinastia Song è nota, soprattutto, come il periodo d&rsquo oro delle liriche di tipo ci. Si tratta di poesie generalmente composte dai letterati confuciani per essere cantate dalle cortigiane nel corso dei ricevimenti che scandivano la vita dell&rsquo élite del tempo. Non stupisce, pertanto, che tra le tematiche più prominenti all&rsquo interno di tali canzoni vi fossero l&rsquo amore, visto specialmente da una prospettiva femminile, o ancora la transitorietà del piacere, il banchetto e il carpe diem. In questo volume appaiono alcune delle liriche più celebri di sei grandi autori che operarono tra l&rsquo xi e il xii secolo: il libertino Liu Yong, vituperato dalla critica moralistica per la sua produzione erotica il primo ministro Yan Shu i sofisticati intellettuali Ouyang Xiu e Su Shi il &ldquo rampollo ribelle&rdquo Yan Jidao e, ultima in ordine cronologico ma non certo per meriti artistici, Li Qingzhao, universalmente acclamata come la maggiore poetessa della tradizione cinese.