Nel 1986, una famiglia cilena fugge dalla dittatura di Pinochet per tentare di ricostruirsi una vita in Canada. È Natale, Caroline ha sette anni e teme che Babbo Natale non riesca a trovarla sull&rsquo aereo che la porta in esilio. A Montréal la neve è ovunque, ma ancora più fredda è la distanza che separa la bambina dagli altri: l&rsquo accento che tradisce estraneità, la merenda diversa, i capelli troppo scuri. Così Caroline studia, osserva, si trasforma. Impara presto che, per essere «l&rsquo immigrata modello», dovrà «spegnere la piccola latina» dentro di sé e conformarsi a una società che sembra esigere la sua cancellazione. Mentre la bambina sogna l&rsquo integrazione, i suoi genitori si ritrovano a pulire banche di notte, declassati, invisibili. Caroline cresce, divisa tra due mondi, in una realtà fatta di discriminazioni silenziose e pregiudizi. Con una scrittura incisiva e piena d&rsquo umorismo, «Parlavo una lingua di neve» indaga i confini dell&rsquo appartenenza, smontando il mito dell&rsquo integrazione e svelando il prezzo invisibile dell&rsquo ascesa sociale. In questo romanzo autobiografico, intimo e coinvolgente, Caroline Dawson scrive con la forza della commozione un inno per tutti i senza patria del mondo.