La morte del padre interrompe di colpo la giovinezza luminosa e aristocratica della contessina Marianna, ma è con la rottura di un fidanzamento e la fuga con un ufficiale sposato che la sua vita precipita. Da quella relazione nasce Sonia, figlia illegittima, e comincia un destino segnato da spostamenti, silenzi e isolamento. Non riconosciuta dal padre, Sonia cresce all&rsquo ombra di un&rsquo assenza e dentro un legame viscerale e contraddittorio con Marianna. Nei gesti minuti e ostinati del quotidiano prova a riscattare la madre dalla rovina, ma è con l&rsquo immaginazione che la rievoca ossessivamente in un&rsquo aura di sfarzo perduto. La vede a Vienna mentre &ldquo balla nel salone degli specchi il valzer di Lehár&rdquo , sogna di restituirle tutto ciò che le è stato tolto: &ldquo Se potessi render viva la ragazza che è stata, sarei pronta a rubare, a lavorare come una schiava, a fare qualunque cosa di me per renderla una imperiale signora&rdquo . Attraverso gli occhi della figlia, l&rsquo esistenza della madre viene così ricostruita in un vortice di sogni e ricordi, di simboli e frammenti di memoria, fondendo il dramma personale con la Storia. Francesca Sanvitale dà forma a un racconto che sfugge alla linearità del tempo per farsi materia viva, pulsante. La povertà, l&rsquo emarginazione, l&rsquo assenza del padre e il peso dello sguardo sociale si riflettono in un rapporto tra madre e figlia che è rifugio e prigione, salvezza e rovina. Torna in libreria un romanzo di grande forza narrativa, che restituisce con limpida intensità il mistero insondabile dei legami familiari. Prefazione di Rossella Milone.