Una neonata soffice e scura e un bebé rosso e rugoso, raggomitolati insieme a cercare calore l&rsquo uno nell&rsquo altra: a poche ore dalla nascita, nella culla che le loro giovanissime mamme hanno creato unendo i due letti d&rsquo ospedale, l&rsquo incontro di Hannes e Polina è già possente, primario. L&rsquo inizio di un cammino che i due bambini percorrono con le loro ragazze-madri, amiche-sorelle, nella grande casa in mezzo alla torbiera del vecchio Hildebrand, un uomo burbero costretto a riaprirsi alla vita. In quella villa un po&rsquo slabbrata, con gli alberi di prugne e le piante di rabarbaro in giardino, il biondo e delicato Hannes cresce trasognato, in cauto ascolto del mondo attorno. Polina, invece, chiassosa e sfacciata, non sa cos&rsquo è la paura. Lui vive solo attraverso il respiro, la voce di lei, quei suoi capelli che sono come una notte blu d&rsquo inverno. Quando Polina non c&rsquo è, Hannes la aspetta. Ma, da un certo punto in poi, quella quieta attesa si popola di suoni, il suo silenzio si riempie di note che sono già dentro di lui, ora lo sa, fin dal giorno in cui il terrore del temporale lo ha spinto dentro la pancia del pianoforte che troneggia in sala, ròso dai tarli. Le parole che non ha mai saputo trovare, le dirà la sua musica. Poi, arriva un evento traumatico a spazzare via ogni cosa, anche la felicità se mai è stata possibile. Gli anni corrono, Polina se ne va lontano e Hannes smette di suonare, smette di aspettarla, vive una vita sospesa. Fino al giorno in cui dalle sue dita sgorga di nuovo la melodia del suo amore.