L'incontro Inaspettato

L'incontro Inaspettato

Ti Racconto una storia – 'L'incontro inaspettato


L'incontro inaspettato di Elide Tartaglino

Uscendo sul balcone, mi bastò un'occhiata fuggevole per notare qualcosa di strano in una fioriera. Mi avvicinai incredula. Ebbene sì, era proprio un uovo, un uovo di colombo. Rientrai, meditabonda e incerta sul da farsi. L'indomani, le uova erano due e, a quel punto, decisi di lasciare che la natura facesse il suo corso. I giorni trascorrevano, io non osavo neppur più uscire per innaffiare le piante: non volevo certo disturbare la cova!

Qualche settimana ancora e, in un momento in cui i genitori avevano abbandonato la postazione, li vidi: due esserini implumi di colore vagamente rosato che, di giorno in giorno, crescevano diventando sempre più brutti. Poi cominciarono a zampettare sul bordo della fioriera e sulla ringhiera, decorando il pavimento con produzioni bicolori dal lezzo inequivocabile. Finì a colpi di scopa quando mi resi conto che erano ormai perfettamente in grado di volare. Planarono goffamente sul balcone sottostante guardando in su come a voler dire: ”Il nostro non è un addio ma soltanto un arrivederci”.

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L'incontro inaspettato di @ragazzadellaforesta (Instagram)

Gli alberi erano secchi da anni. I rami delle querce, dei pini, dei castagni; i meli, i ciliegi, i cespugli di more; abeti e faggi: tutto era arido e senza vita. Anche il vecchio salice, da sempre il più resistente, era rimasto solo, senza foglie, in balia del vento. Nessun animale osava tornare in quella palude senza colore, tutti erano partiti verso terre verdi e rigogliose.

Una piccola farfalla un giorno, esplorando il territorio, si posò sul ramo del vecchio salice: ascoltò con attenzione il racconto dell’anziano e decise che avrebbe trovato un modo per dare nuova vita a quel luogo apparentemente senza speranza.

Così, una volta tornata a casa, radunò tutte le sue amiche e le portò dal salice: infinite farfalle gialle si posarono sui rami illuminando l’albero e ricoprendolo di magici petali leggeri e dorati. Vedendo arrivare lo sciame, anche altri animali si avvicinarono: i bruchi salirono sul castagno, piccoli uccellini bianchi dal manto morbido si avvicinarono ai meli, i colibrì volarono sulla jacaranda, uccelli piumati rosa si riposarono sui rami dei ciliegi.

Pian piano la palude riprese vita e colore e quel luogo spento tornò a essere un meraviglioso parco fiorito.

Ancora oggi ogni tanto, osservando bene tra i rami del salice, si possono vedere piccole farfalle gialle accarezzate dal vento.

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L'incontro inaspettato di Andrea Grippo

L'incontro inaspettato è avvenuto mentre mi stavo abbottonando la camicia. Me l'ero sbottonata per via del caldo primaverile, assolutamente inaspettato. Colsi quello sguardo proprio mentre l'ultimo bottone penestrava nell'asola senza alcuna resistenza. Sobbalzai, facendo scivolare gli occhiali lungo il naso. Riportai le lenti al loro posto e mi immersi in quegli occhi castani che mi sembravano estranei e allo stesso tempo mi apparivano familiari. Mi compativano e mi giudicavano.

Non sapevo come rispondere a quello sguardo torvo. Era come se una parte di me non volesse ripagarlo con la stessa moneta. Mi suscitava tenerezza.Soltanto quando decisi di dargli le spalle, mi resi conto che quegli occhi erano velati, o meglio offuscati, come se una patina di cecità li avesse già condannati all'oscurità. Incredibile come non ci si riconosca allo specchio, come ci si disprezzi e quanto perdono siamo disposti a concederci. Mi regalai un sorriso sardonico e mi allontanai da quella superficie riflettente, passando una mano sulla fronte madida di sudore.

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L'incontro inaspettato di Paolo Napoli

Osservava la tastiera in cerca della giusta ispirazione, ma questa tardava ad arrivare, come le piogge d’aprile. Quelle lettere messe lì a caso incrementavano il suo caos interiore, così s’aggrappò alla musica- come sempre- e chiuse gli occhi: ora poteva mettere ordine tra i mille pensieri che affollavano la sua mente. Quando li riaprii, la vide: di fronte a lui, sedeva ora una bellissima ragazza dagli occhi color oceano. Gli sembrò una visione, tant’è che sentì la salivazione mancare, così come il fiato. I loro sguardi s’incontrarono e lei sorrise, così fece anche lui, ma volse subito lo sguardo allo schermo bianco del pc. La curiosità sostituì presto l’imbarazzo e decise di presentarsi, ma lei si alzò in cerca in cerca di un libro tra gli scaffali.

Si risedette poco dopo, con in mano una copia di “Cent’anni di solitudine”, una delle sue opere preferite. Non servivano altri input: doveva conoscerla! Fece per alzarsi, quando il cavo delle cuffie si staccò dal cellulare, facendolo cadere. Il forte rumore lo svegliò. Si guardò attorno, ma non c’era nessuno. Solo lui e la sua musica.

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L'incontro inaspettato di Antonella Macario

Con passo svelto, supero il portone mentre con la mano cerco nella borsa il pass. -Scusi , scusi... professoressa buon giorno!- Mi volto, mentre continuo a rovistare nella borsa. Davanti a me si presenta una giovane donna: capelli lunghi curati, enormi occhiali, un leggero velo di trucco, una mascherina nera. I nostri sguardi si incrociano. - Scusa, ma tu sei Cristina la professoressa, vero? Io sono Lorella! - Cerco di ricordare dove posso averla incontrata. Nulla!

- Professoressa che bello incontrarti! Ti ho riconosciuta dagli occhi e dalla voce. Impossibile non riconoscerla malgrado la mascherina! Corso di laurea... ci siamo conosciute lì 30 anni fa! -

- Caspita che incontro inaspettato! Perdonami per non averti riconosciuta subito. Ho dei bellissimi ricordi del tuo corso. Ma cosa ci fai qui? - Tira fuori dalla tasca il pass – Oggi primo giorno di lavoro qui professoressa!

- Congratulazioni Lorella. Oggi giornata importante! Per te primo giorno di lavoro, per me ultimo giorno... da domani in pensione. - Una accanto all’altra , saliamo velocemente le scale. Studente e professoressa... sono colleghe per un giorno!

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L'incontro inaspettato di @giovannip.grosso_books (Instagram)

Appena entrati nello studio si veniva accolti da un gradevole aroma di tabacco e caffè. La sala d’attesa era piccola. La sedia in vimini, scomoda, sembrava messa lì apposta per spazientire l’ospite. Dalla piccola finestra si poteva osservare una vecchia corte interna. Era al quinto piano, lo studio. La vista dava un poco le vertigini. Vecchi ballatoi di una Torino che lentamente cedeva il passo a nuovi grattacieli. Pensava, nell’attesa, che il nuovo potere della finanza era intento a celebrarsi esteticamente attraverso erezioni architettoniche. Questa associazione, maturata nella sala d’attesa di uno psicoterapeuta, lo fece sorridere.

Nel mentre la sconosciuta,la paziente cui era riservata la fascia oraria precedente la sua, rideva amabilmente. E rideva sovente, durante le sedute. E questo lo portò a fantasticare sulla ragione di queste risate. Lèggere, poco più di un refolo di corrente ma giungevano distintamente. Aleggiava, nella sala d’attesa, il suo profumo. Sempre quello. La risata, poi, pareva riempire di sè tutto lo spazio. Sapeva di primavera. Ecco, si lasciava andare di tanto a una risata leggera. Uno svolazzo nel mezzo del dolore, si immaginava. Ne aveva sentiti di disgraziati lasciarsi andare di volta in volta ora al turpiloquio tonante, ora al pianto - rotto dai singhiozzi o a dirotto. Il primo era di solito prerogativa degli uomini, quelli vinti dal tempo o dalla vita. Il secondo, invece, come un urlo liberatorio per lo più apparteneva a donne che si liberavano dell’osceno non detto e che solo fra quelle mura poteva trovare ospitalità. Ma, si diceva, che forse equivocava il dolore altrui non avendo ancora ben compreso il suo. Ma lei, la donna che svolazzava nel parlare e nel ridere, era un pensiero che trovava forma in fantasia. Lèggera, la immaginava danzare e non adagiata sulla chaslong. Di fronte a sè, silente, la vedeva ora raccontare le sue gioie e rideva. Poi, accortasi del mio sguardo perplesso, si faceva come imbruttita. E poi riprendeva a raccontare e a ridere con leggerezza. Non l’avrebbe mai incontrata.

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