Spesso l&rsquo anagrafe viene pensata come un ufficio neutrale di servizio alla cittadinanza a cui comunicare con semplicità la propria residenza. Ma è davvero così? L&rsquo anagrafe, fin dalla sua introduzione, è stata spesso impiegata non come uno strumento di monitoraggio della popolazione ma come un dispositivo di selezione delle sue componenti &ldquo desiderabili&rdquo e &ldquo legittime&rdquo . E oggi gioca un ruolo di primo piano nello scegliere il tipo di persone che possono o meno risultare residenti in un territorio: negare la residenza è diventato uno degli sport preferiti di molti sindaci. Queste iniziative colpiscono persone di cittadinanza italiana che rientrano in categorie della popolazione considerate &ldquo sgradite&rdquo , ad esempio per reddito o stile di vita, e persone appartenenti a paesi terzi o stati europei che subiscono restrizioni mirate. Nei loro confronti, l&rsquo esclusione dalla residenza assume la valenza di un dispositivo di selezione di &ldquo ultima istanza&rdquo : persone difficili da espellere sono ridotte a una ambigua condizione di &ldquo irregolarità&rdquo nel momento in cui i requisiti fissati dalla legge sono inaspriti a livello locale. L&rsquo esclusione anagrafica si accompagna a uno stato di subordinazione e dipendenza, ossia all&rsquo assenza di un&rsquo autentica autonomia economica ed esistenziale. Chi non è residente è più vulnerabile e ricattabile, anche sul piano lavorativo.