'L&rsquo oscura immensità della morte' è un classico del noir europeo, riscrittura implacabile del Conte di Montecristo spogliato di ogni epica e di qualsiasi grandezza, affresco &ndash acido e senza appello &ndash del compiersi di una vendetta. Perché è proprio la vendetta ciò che Silvano Contin brama. Una volta era un uomo felice. Poi, all&rsquo improvviso, è sprofondato in un incubo da quando la moglie e il figlio sono stati uccisi nel corso di una rapina. Da allora ha scelto di alimentare la propria sofferenza guardando le foto dell&rsquo autopsia dei suoi cari, perché solo il dolore lo aiuta a orientarsi nell&rsquo oscura immensità della morte. Ma dopo quindici anni arriva l&rsquo occasione che ha tanto atteso. Raffaello Beggiato, il responsabile del duplice omicidio, sta scontando l&rsquo ergastolo. Sembra cambiato, anche se non ha mai voluto rivelare il nome del complice della rapina, che è riuscito a farla franca. Quando gli viene diagnosticato un male incurabile, Raffaello presenta un&rsquo istanza di grazia e &ndash in subordine &ndash una richiesta di sospensione della pena. Per concedere la grazia, però, è necessario l&rsquo assenso di Silvano. Parte da qui la catena di eventi che, nelle pieghe di un Veneto incanaglito e feroce, e in un vorticoso procedere di colpi di scena, trasforma colui che ha patito l&rsquo orrendo sopruso in un cacciatore senza scrupoli, mentre il carnefice di un tempo diventa preda. Nel suo romanzo più estremo, Massimo Carlotto compone un viaggio al termine della notte del sistema giudiziario, svela la rivalsa tribale nascosta dietro alla retorica che avvolge i &ldquo parenti delle vittime&rdquo , mostra il tarlo che scava nell&rsquo Italia delle emergenze infinite, dell&rsquo accanimento persecutorio e della paranoia securitaria. Soprattutto: ci ricorda che nella letteratura nera &ndash e spesso nella realtà &ndash per ricomporre l&rsquo ordine infranto non sono sufficienti le sentenze, non bastano le pene e nemmeno le galere. A volte, non serve neppure la verità.