Cosa succede quando una scrittrice trascorre una notte nel museo di Punta della Dogana, nel cuore di Venezia? È costretta a confrontarsi con il silenzio, la solitudine e l&rsquo ombra inquieta del passato oltre che con le opere esposte, i loro significati palesi e quelli nascosti. Passeggia tra le sale e i corridoi come fossero quelli della propria interiorità, interrogandosi sull&rsquo identità, sull&rsquo appartenenza e sul significato stesso dell&rsquo arte e, di conseguenza, della scrittura, con il silenzio della notte che diventa lo spazio della memoria. Nata a Rabat, cresciuta tra lingue e culture diverse, emigrata in Francia, Slimani, stimolata dalle installazioni, dai quadri e dalle sculture che riempiono il meraviglioso museo veneziano, ripercorre le fratture della propria storia familiare, l&rsquo eredità coloniale, la condizione femminile, il rapporto con l&rsquo Islam, l&rsquo educazione. Ogni pensiero si intreccia con l&rsquo odore misterioso dei fiori notturni, un profumo fatto di inquietudine e bellezza, di qualcosa che sboccia lontano dagli sguardi. 'Il profumo che i fiori hanno di notte' è un viaggio nella memoria da cui non si torna uguali, una riflessione luminosa sull&rsquo arte, sull&rsquo identità e sulla libertà, su ciò che ci definisce e su ciò da cui scegliamo di fuggire.