Metal Carter non è soltanto un rapper &ndash uno dei più influenti nella storia dell&rsquo hip hop italiano. Metal Carter è culto: estremo, controverso, ossessionato dalla morte, appassionato di horror ultraviolento, protagonista di una parabola destinata a rimanere come una delle eredità più iconiche dell&rsquo underground anni Duemila. Anima dei Truceboys assieme a Gel, Cole e Noyz Narcos, fondatore del TruceKlan, collaboratore di grossi calibri del mainstream come Fabri Fibra e i Club Dogo, autore di una discografia solista che spazia da classici quali «Pagliaccio di ghiaccio» a mostri di cattiveria come Dimensione Violenza e Slasher Movie Stile, Metal Carter è l&rsquo indiscusso king del death rap in Italia. In questa autobiografia, a essere narrate sono le tante tappe di una vicenda unica: l&rsquo infanzia difficile, le crude esperienze nella periferia romana, la passione per i truculenti suoni del death metal e poi la scoperta della cultura hip hop, la nascita di un crew il cui mito si allarga presto a dismisura, da classici underground come Sangue e Ministero dell&rsquo Inferno alle collaborazioni col regista porno-raver Matteo Swaitz, tra «ville maledette» e vita dissoluta e infine il riscatto, una carriera solista che dagli abissi di negatività di album come Vendetta Privata lo porta man mano ad abbracciare la filosofia gangsta-positiva di cui sono testimonianza dischi come l&rsquo ultimo Musica per Vincenti.